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Diritti del convivente nel Regno Unito in caso di separazione

Diritti del convivente nel Regno Unito in caso di separazione

A differenza del matrimonio, nel Regno Unito nessuna responsabilità legale o finanziaria tra la coppia scatruisce dalla sola convivenza tra due individui.

C’ è  il comune malinteso che il diritto inglese riconosca il cosiddettocommon-law marriage’ in base al quale due persone che vivono come marito e moglie ma senza sposarsi acquisicono e diritti e doveri reciproci.

In realtà, nel Regno Unito conviventi more uxorio hanno poca protezione giuridica e le eventuali rivendicazioni che derivano dalla relazione rientrano in due categorie:

  1. rivendicazioni inerenti a diritti di proprietà;
  2. rivendicazioni presentate per conto di figli minorenni.

Diritto di proprietà

Per stabilire di avere un titolo proprietario ad immobile che non gli è stato formalmente intestato, il convivente deve fare affidamento ai principi del constructive trust’ e del ‘proprietary estoppel’.

Per stabilire un constructive trust, il convivente deve dimostrare alla corte che tra la coppia ci fosse un accordo formale o informale in tal senso, anche solo una intesa tacita che deve però essere supportata da comportamenti e fatti estrinseci. Il convivente deve poter dimostrare, ad esempio, di aver contribuito al pagamento del mutuo.

Il convivente può invece fare affidamento al proprietary estoppel nel caso in cui possa dimostrare di essere stato portato a credere che la proprietà sarebbe stata detenuta congiuntamente, e ha poi agito a proprio danno sulla base di tale specifica garanzia.

Se invece la proprietà è formalmente intestata al convivente, siamo di fronte ad una ‘joint tenancy’ o ad una ‘tenancy in common’.

La joint tenancy è l’ equivalente inglese della comunione pro-indiviso di diritto itailano, in cui cioè i comproprietari hanno ciascuno quota teorica del bene comune. Nel caso della joint tenancy, la quota è identica. Quindi, nel caso di una coppia che convive la quota è 50% per uno. La joint tenancy scaturisce automaticamente al momento dell’ acquisto del bene qualora la coppia abbia deciso di cointestarsi il bene (“put both names on the deeds” come si dice in gergo) magari perchè entrambi contribuiranno al pagamento del mutuo o per spirito di liberalità. La quota non può essere alienata senza il permesso dell’ altro comproprietario. Un altro effetto della joint tenancy (che in realtà  esula dal tema di questo articolo) è che il comproprietario eredita automaticamente la quota dell’ altro comproprietario.

La tenancy in common è invece una comunione pro-indiviso che però ha quote teoriche non necessariamente uguali. Essa nasce per espressa volontà dei proprietari o del terzo che l’ ha costituita, ad esempio un settlor di un trust, o il de cuius nel caso di una successione ereditaria. Il tenant in common può disporre liberamente della sua quota e non eredita automaticamente la quota dell’ altro comproprietario.

Nel caso in cui le parti convivano, al momento della rottura del rapporto di coabitazione, può essere fatta al tribunale un’ istanza ai sensi del Trusts of Land and Appointment of Trustees Act 1996 (ToLATA) per il riconoscimento della specifica quota detenuta in qualità di tenant in common o joint tenant o per l’ ottenimento di una decisione che stabilisce e dichiara la consistenza del diritto di proprietà il cui nome non sia stato espressamente indicato sul titolo di acquisto.

La situazione di gran lunga prevalente e che, ove vi sia cointestazione tra conviventi, la stessa sia una joint tenancy. Quindi il convivente ha diritto ad ottenere la propria metà dell’ immobile, mediante lo scioglimento della joint tenancy attraverso una notice of severance che trasforma la joint tenancy in una tenancy in common (quindi con il diritto di alienare la quota senza il consenso dell’ altra parte) e, in alcune circostanze mediante la vendita forzata dell’ immoblile, la cosiddetta ‘force sale.’

Figli minorenni

Quando una coppia sposata divorzia una delle principali questioni affrontate dal giudice è il benessere dei figli minorenni della coppia. La decisione del giudice in tal senso spesso riguarda beni immobili, soprattutto la casa dove vivono i figli con il genitore affidatario.

Non esiste una legge analoga per le coppie non sposate e qualsiasi controversia inerente beni immobili viene decisa esclusivamente in base alla legge sui trusts, che considera semplicemente i contributi e gli accordi tra le parti e non le loro esigenze o le esigenze dei figli minorenni.

Tuttavia, in alcune circostanze il genitore con figlio a carico può presentare un’ istanza al tribunale ai sensi della Schedule 1 of the Children Act 1989 affinchè l’ altro genitore contribuisca ai bisogni del minore.

Tra i provvedimenti ottenibili a seguito di una tale istanza c’è il trasferimento del diritto di abitare proprietà al fine di fornire una stabile dimora per il bambino.

Se ha un problema relativo ad una questione di diritto di famiglia non esiti a contattarci scrivendo una email ad enquiry@hanoverbondlaw.com oppure o ci chiami sullo 020 7355 8919

Ai ferri corti con il “landlord” inglese?

Ai ferri corti con il “landlord” inglese?

Moltissimi Italiani hanno preso in affitto locali commerciali nel Regno Unito e, prima o poi, una buona parte di loro si trova putroppo a fare i conti con il famigerato “landlord , ovvero il padrone dei muri, inglese.

Questa esperienza può essere molto traumatica, soprattutto per coloro che danno erronemente per scontato che la legge inglese regoli questa materia in maniera simile al diritto italiano. Nulla di più sbagliato.

In generale, nel Regno Unito il conduttore (leasholder) in un affitto commerciale (commercial lease) gode di molte meno protezioni rispetto all’ affittuario italiano.

Innanzitutto il contratto di affitto non è disciplinato dalla legge inglese con lo stesso dettaglio del codice civile italiano. Ad esempio, nel Regno Unito le parti sono libere di concordare la durata del contratto.

Non solo. Nel Regno Unito il landlord può legalmente intraprendere drastiche azioni in autotutela. Ad esempio, può cambiare la mascatura o altrimenti precludere l’ ingresso ai locali all’ affittuario moroso. Ciò anche nel silezio del contratto.

Esistono anche altre insidie in cui anche il più virtuoso dei leasholders può cadere vittima. Elenchiamo sotto le più comuni ma la lista non è esaustiva e le complessità sottesa a dette insidie non può ovviamente esposta in un semplice articolo di informazione come questo.

  1. Revisoni del canone
  2. Obblighi di manutenzione
  3. Durata del contratto
  4. Cessione del contratto
  5. Recesso anticipato

Revisione del canone

Le revisioni del canone (rent reviews) comportano la revisione periodica dell’ importo del canone di affitto. Maggiore è la durata del contratto di affitto e più è probabile che si avrà una revisone dell’ affitto. Le revisioni degli affitti possono essere estremamente complesse e possono assumere forme diverse anche se la più comune prevede solo un aumento (non una dimuizione) basata sul “valore di mercato”. La frequenza della revisione del canone è oggetto di negoziazione tra le parti ed è quindi molto importante per il conduttore posticipare il più la revisione purchè ovviamente la sua controproposta sia in linea con la realtà commerciale.

Obblighi di manutenzione

La maggior parte dei nuovi contratti di locazione commerciale sono “fully repairing and insuring (“FRI” nel gergo), ovvero prevedono che il conduttore è responsabile per gli obblighi di riparazione e di ottenere l’assicurazione per i locali. Questo è assolutamente normale anche in Italia e dappertutto. L’ insidia sta nel come viene difinita ‘riparazione’. Di nuovo le parti hanno piena libertà in tal senso e spesso il lease proposto dal landlord contiene termini assai onerosi (si direbbe vessatori nel diritto italiano). Ad esempio il landlord proverà quasi inevitabiliente and inserire una clausola cosiddetta “yied up” (di miglioria) che in sostanza obbliga il conduttore a riconsegnare la proprietà nello stato che viene descritto nel contratto. Tale stao è migliore dello stato in cui effettivamente si trovava quando ne è entrato in possess il conduttore. Non solo, spesso il contratto prevede obblighi di manutenzione specifici ad intervalli spesso di 3 e 5 anni. Questi obblighi possono andare al di là della “manutenzione ordinaria” come viene Intesa in Italia. Un’altra area sensibile è quella delle “dilapidations” ovvero la perdita di valore dell’ immobile dovuta a fatti di cui il conduttore è responsabile. Tali fatti spesso includono alterazioni fatte dal conduttore e percepite come migliorie dallo stesso, ma non dal landlord. Questa è una delle aree dove spesso sorgono conteziosi di decine di migliaia di sterline anche su contratti che prevedono meno di 30.000 sterline di canone annuale (che non è molto per la realtà inglese, e londinese in particolare).

Durata del contratto

Come dicevamo, la durata di un contratto di affitto commerciale è lasciato alla libertà delle parti. Può sembrare ovvio, ma è essenziale che la durata del contratto di affitto si adatti agli obiettivi commerciali del conduttore. La durata del contratto va negoziata con fermezza tenendo anche conto delle “vie di uscita” (ovvero cessione del contratto e recesso anticipato) di cui il conduttore si può avvalere.

Cessione

La cosa da tenere d’ occhio è la responsablità che il conduttore cedente ha verso il landlord rispetto ai danni subiti dallo stesso per la mancata ottemperanza del conduttore ceduto agli obblighi del contratto di affitto. Trattasi questa di una vera e propria responsabilità vicaria che deve però essere espressamente prevista dal lease. Ovviamente il consiglio che diamo al conduttore è di opporsi all’ inserimento di questa clausola che peraltro è nei contratti standard.

Recesso anticipato

Un’ altro termine da negoziare con attenzione sono  le cosiddette “break clauses” o diritti di recesso anticipato. Non bisogna ovviamente mai accordare al landlord un diritto di recesso unilaterale. Se il landlord insiste sull’ avere una break clause a proprio favore, bisogna quanto meno chiedere di avere un diritto di recesso simmetrico. Questo però non vi protegge dalla situazione in cui il landlord si avvale del suo diritto di recesso per cacciarvi o, come spesso accade, lo usa come leva per ottenere un incremento del canone.

I solicitors inglesi di Hanover Bond Law sono esperti nell’ eliminare o minizzare questi rischi. La disamina di un lease che cela resposabilità del conduttore per decine di migliaia di sterline spesso non costa più di qualche centinaio di sterline.

Inoltre, nel caso che sorgano contenziosi riguardo ad un lease, è importantissimo per il conduttore che questi si rivolga ad un solicitor inglese quanto prima onde minimizzare i danni ed evitare brutte sorprese (come trovaris chiusi fuori dal proprio locale!).

Se ha un problema relativo ad un affitto commerciale o materia affine non esiti a contattarci scrivendo una email ad enquiry@hanoverbondlaw.com oppure o ci chiami sullo 020 7355 8919

Le conseguenze di hard Brexit sui divorzi internazionali

Le conseguenze di hard Brexit sui divorzi internazionali 

Il 26 giugno 2018 è diventato legge nel Regno Unito il recesso di tale Paese dall’ Unione Europea da parte del Regno Unito. Allo stato attuale, il Regno Unito lascerà l’UE il 31 ottobre 2019 senza alcun accordo con l’ UE. Avverà quindi un “No-deal Brexit” or “Hard Brexit” che dir si voglia.

Più di un anno fa, il Comitato dell’Unione Europea della Camera dei Lord ha dichiarato di non essere convinto che il governo avesse un piano “coerente e attuabile per affrontare i problemi significativi che sorgeranno nel sistema giuridico del diritto di famiglia del Regno Unito dopo la Brexit, se gli accordi alternativi non sono messi in atto”

Non c’è ancora alcuna chiarezza in merito all’effetto che il recesso dall’ UE avrà sul divorzi tra cittadini Europei che vivono nel Regno Unito e non è in cima all’agenda legislativa del governo.

La libertà di circolazione offerta dall’adesione all’UE significa che circa 3,8 milioni di cittadini dell’UE vivono nel Regno Unito e circa 1,3 milioni di cittadini britannici vivono nell’UE. Fino al 31 Ottobre 2019 le questioni di giurisdizione relative a questioni di controversie di diritto di famiglia tra cittadini UE che vivono nel Regno Unito o tra cittadini UE e cittadini britannici sono regolate da una serie di regolamenti del Consiglio dell’ UE.

Divorzi

Ad esempio, se una coppia di cittadini di uno Stato membro dell’UE vive in un altro Stato membro dell’UE, la questione della jurisidizione in cui la coppia divorzia è disciplinata dal regolamento 2201/2003 del Consiglio dell’UE, noto come “Bruxelles II-bis“.  A norma di tale regolamento, la regola (cosiddetta della “lite pendente”) è che la corte che viene per prima adita da uno dei coniugi ha giurisdizione sul procedimento. Tale meccanismo funziona in virtù della reciprocità tra Stati membri della UE.

Quali sono dunque gli scenari possibli nel caso di una No-deal Brexit?

L’ effetto recesso è che il Regno Unito non sarà più uno Stato membro dell’ UE e quindi i regolamenti del Consiglio dell’ UE cesseranno di avere forza di legge nel Regno Unito.

Il 13 settembre 2018 il governo britannico ha pubblicato un parere tecnico definendo cosa potrebbe accadere in caso di una No-deal Brexit.

Esistono tre alternative, la prima delle quali è che i regolamenti UE sarebbero replicati e adottati come leggi interne del Regno Unito. Inoltre verrebbe unilateralmente offerta reciprocità da parte dell’UE. In conseguenza di ciò Brussells IIA continuerebbe ad avere effetto.

La seconda soluzione possibile è i regolamenti UE sarebbero replicati e adottati come leggi interne del Regno Unito ma senza reciprocità da parte dell’UE, il che significa che le corti inglesi dovrebbero riconoscere la giurisdizione di un tribunale dei uno Stato membro dell’UE , ma nella situazione opposta i tribunali di uno Stato membro dell’ UE non riconoscerebbero necessariamente la giurisdizione della corte inglese.

La terza alternativa è che i regolamenti UE non verrebbero replicati e quindi cesserebbe di avere effetto la regola della lite pendente. Il che significa che si tornerebbe alle norme pre-UE sul “forum conveniens” che esistono con tutti gli altri paesi terzi. Quest’ultima opzione sembra essere l’opzione più probabile in caso di un No-deal Brexit.

Conseguenze

È probabile che in caso di un no-Deal Brexit i divorzi che interessano due o più giurisdizioni europee comporteranno lunghe e costose controversie in materia di giurisdizione nonchè alla duplicazione di procedimenti e al potenziale conflitto tra giudicati.

Casi pendenti

Il governo britannico ha proposto che in caso di No-deal Brexit i casi pendenti procedano secondo le norme attuali, ma non vi è alcuna garanzia che i tribunali degli Stati membri dell’UE seguano lo stesso principio, né che essi riconoscano eventuali sentenze derivanti da questi casi.

Esecuzione degli obblighi di mantenimento

Il regolamento UE sugli obblighi di alimenti (regolamento 4/2009) disciplina la giurisdizione tra tribunal degli Stati membri dell’UE in merito a decisioni sull obblighi di mantenimento tra coniugi divorziati ed assegni di divorzio, prevedendo anche il riconoscimento di decisioni prese da giudici stranieri. A norma del regolamento i divorziandi possono anche, in alcune circostanze, concordare in anticipo quali giudici abbiano giurisdizione in materia di future controversie sugli obblighi finanziari dervianti da un eventuale divorzio.

In caso di No-deal Brexit, il governo britannico propone che questo regolamento venga abrogato. Il Regno Unito dovrebbe poi ratificare la Convenzione dell’Aia del 2007 sugli obblighi di mantenimento. Infatti attualmente il Regno Unito ha aderito al tale Convenzione attraverso la propria appartenenza all’ UE che aderì alla Convenzione “in blocco”.

Conseguenze

In caso di No-deal Brexit, fin quando il Regno Unito non ratificherà indipendentemente la Convenzione dell’Aia del 2007 sugli obblighi di mantenimneto non ci sarà riconoscimento tranfrontaliero di decisioni in tale materia.

Sottrazione di  minori

Bruxelles II-bis disciplina la giurisdizione in materia di responsabilità dei genitori verso i figli minorenni, protezione dei minori e sottrazione di minori all’ interno dell’UE. Il quadro normativo fornito da Bruxelles II-bis ha per molti anni garantito la necessaria certezza del diritto in un campo giuridico altrmenti molto complesso. Ciò ha consentito decisioni rapide su questioni che impattano enormemente la vita sia dei bambini (che non rimangono bambini per sempre) che dei loro genitori. Nei casi di protezione dei minori, Bruxelles II-bis fornisce una serie di meccanismi per l’esercizio di misure protettive e il efficiente trasferimento da uno Stato membro all’altro della giuridizione sostanziale sul caso.

Ancora una volta, in caso di No-deal Brexit, il governo propone che il regolamento UE venga abrogato. Il Regno Unito farebbe affidamento ad altri trattati internazionali di cui è parte, tra cui la Convenzione dell’Aia del 1996 sulla responsabilità dei genitori e la protezione dei minori, e ratificherà la Convenzione dell’Aia del 1980 sul rapimento internazionale di minori. Sebbene simili all’ attuale regime di Bruxelles II-bis, dette Convenzioni non forniscono però un quadro normative altrettanto organico e completo. Verrà quindi meno la certezza del riconoscimento automatico di decisioni di giudici stranieri e questo porterà a dover ottenere il riconoscimento di dette nella giuridizione in cui si vuole ottenere l’ esecuzione del provvedimenti. Tali procedure di riconoscimento saranno lunghe e costose oltre che soggette alle incognite che derivano dall’ applicazione di criteri quali il rispetto del diritto essenziale di difesa e la compatibilità della decisione con l’ ordine pubblico del foro che deve effettuare la delibazione.

Vi è inoltre la preoccupazione che casi di rapimento di minori non verrano affrontati con la rapidità attualmente consentita da Bruxelles II-bis.

Conseguenze

In caso di No-deal Brexit, le controversie relative alla custodia di figli e rapimento di minori diventranno più complesse e costose.

Questo articolo è stato scritto il 3 settembre 2019. Il modo in cui il Regno Unito ha confermato la propria uscita dall Unione Europea il 31 dicembre 2020 alla fine del cosidetto “periodo transitorio” costituisce in sostanza un “No-deal Brexit” per quanto concerne questa materia. Rivisitermo questo articolo in futuro. Ci contatti se ha bisogno di assistenza in relazione ad un divorzio con elementi di internazionalità ed un collegamento con il Regno Unito.